III OPENDAY PUGLIA EXPO'

IL PENSIERO CHE FA, IL FARE CHE PENSA
a cura di Michele Bruno, Presidente Puglia Expò

In questi giorni abbiamo cercato di dare continuità a un metodo, ad un modello, quello di raccontare e promuovere la Puglia che innova e si rinnova, la Puglia dell'accoglienza, della produzione, dell'ideazione artistica e culturale, che crea nuovi linguaggi, nuove professioni e aggiornate competenze. 7 storie di imprenditoria e di comunicazione, di agricoltura e di design, di innovazione sociale, esperienze concrete e virtuose, dal nord al sud della Puglia, di giovani e meno giovani, che hanno raccontato e ci hanno dimostrato che le idee possono diventare fatti. 2 giorni per discutere, per conoscere, per raccontare, creare relazioni, per avere e dare opportunità, individuando dei temi mirati, capaci di guardare sempre al futuro.

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Ognuno di noi può fare qualcosa per sé e per gli altri. COMUNICARE, COINVOLGERE, CREDERCI, FARE IMPRESA, INGEGNARSI, MARKETING DIGITALE, ORGANIZZAZIONE, OPPORTUNITA', RICERCA, VISIONE, mettendoci IMPEGNO, PASSIONE, STUDIO, COMPETENZA E CUORE. Queste alcune delle parole che sono emerse durante il 3° Open Day di PUGLIAEXPO a Tenuta Moreno.



EVVIVA IL BARATTO DI IDEE
a cura di Giacomo MOJOLI, Giornalista Socio fondatore di Puglia Expò

Esiste un’Economia delle esperienze, un’Economia delle relazioni, un’Economia del baratto delle idee, delle storie e/o delle narrazioni? E’ possibile dare valore progettuale, sociale ed economico a una rete di contatti basata sulle competenze e le visioni, sulla multidisciplinarietà delle esperienze e delle professionalità? Certo, è possibile. Ma è soprattutto auspicabile se cominciamo a pensare che, le relazioni tra le persone e il conseguente rapporto con il valore aggiunto delle rispettive idee, si possono trasformare in un investimento fecondo per generare materie prime (visioni) assai preziose per tutti coloro che, per certi aspetti, lavorano e progettano come “registi di esperienze”.
E’ ciò che sta capitando con le iniziative messe in pista da Puglia Expo’. In particolare con la promozione degli Open Day, degli eventi-incontri che nel tempo sono divenuti dei laboratori di pensiero, una sorta d’incubatori d’idee funzionali allo sviluppo innovativo e realistico del mondo variegato del food e del wine pugliese, e, non solo. Il tutto mettendo al centro la passione. Quella per la terra, per l’agricoltura, per la cultura del progetto, consapevoli che è il passato e non la nostalgia, che ci permette dialetticamente di meravigliarci del futuro.
Un confronto permanente ricercato e favorito in ambiti e mondi apparentemente differenti, dove il cibo, la sua produzione, lavorazione, comunicazione e ideazione, divengono spunti per uno scambio di esperienze con processi lavorativi e professionali che spaziano in diversi settori: dal design alla meccanica, passando per l’ingegneria informatica, le nuove tecnologie, l’editoria e l’innovazione sociale.
Una mentalità nuova, questa, in un mondo, quello del food, ma anche quello enologico, che rischia sempre di più l’autoreferenzialità, la spettacolarizzazione, il chiudersi dentro ghetti e tribù non più sintonizzate con la contemporaneità, con il cambiamento e con il futuro. Perché oggi, in Puglia come nel resto dell’Italia, per fare ristorazione di qualità non è più sufficiente attuare una gastronomia colta e professionale; sono questi, dei pre-requisiti, dei valori “scontati”, seppure indispensabili. Le parole chiave su cui lavorare nei prossimi anni, che emergono con forza dagli Open Day di Puglia Expo’, dall’ibridazione e dalla contaminazione delle idee sono strategicamente queste: inclusione, cura, bellezza, curiosità, innovazione, differenza e originalità, giovani, formazione, reputazione e competenza, libertà, progettualità, rinnovamento, community, sostenibilità, oltre, identità e scambio, fascinazione e verità, baratto e futuro. Per poter, così facendo, sviluppare una semina per coltivare biologicamente le idee e, perché no, stimolare una crescita felice dell’economia e dei territori. Magari cimentandoci curiosamente con il Baratto delle esperienze, all’insegna della multidisciplinarietà, per comprendere il cambiamento o, ancor meglio, per anticiparlo.
In fondo, se ci pensiamo, il Baratto è prima di tutto scambio, intuendo che probabilmente “l’altro” possiede qualcosa che noi non abbiamo e che potrebbe servirci: un’esperienza, un cibo, una suggestione, una tecnica e, forse, anche nuovi linguaggi per raccontare un territorio e le sue bellezze.

 

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Illustrazioni a cura di Valentina D'Andrea