UN NERO, AMBASCIATORE DELLE MURGE

Il bianco del maniero di Castel del Monte spicca sui ciliegi in fiore e domina le murge in Puglia. Qui, fin dai tempi di Federico secondo, accanto alle distese di ulivi e mandorli, si coltiva l’uva di Troia. E la storia di questo vitigno si fonde con quella del territorio. Da cibo povero dei contadini negli anni cinquanta, l’uva di Troia servi’ prima a produrre mosti per tagliare i deboli vini del nord e solo da pochi anni, grazie alla sua vinificazione in purezza, ha ottenuto importanti riconoscimenti come la Docg del consorzio di tutela dei vini di Castel del Monte. “quando ero ragazzino – mi racconta il conte Onofrio Spanoletti Zeuli – l’uva di Troia i contadini la usavano per mangiare, era un’uva che piaceva molto. Ma quanto vino e’ partito per il nord dal porto di Barletta: camion e camion  della nostra uva si imbarcavano per la Francia, per la Toscana, per il Veneto… per fortuna, oggi, abbiamo capito che il valore aggiunto di questo vitigno deve  rimanere qui”.  E cosi’, dai vigneti intorno ad Andria, Minervino Murge, Corato e Ruvo di Puglia, oggi  parte la sfida del Nero di Troia, un vino identitario che insieme a Bombino, primitivo e negroamaro parla di viticoltura pugliese di eccellenza. “il Nero di Troia e’ certamente un vitigno figlio del sud - ci dice Sebastiano De Corato, che insieme al padre cura la cantina Rivera. ”Ma in realta’ ha caratteritiche nordiche, perche’ matura tardi e sviluppa profumi floreali sorprendenti per queste latitudini”. Nelle cantine Torrevento, la storia parla attraverso le antiche gallerie sotterranee in pietra dove  gia’ dal ‘400 i monaci vinificavano. Accanto alle grandi botti in cui si affina questo rosso, Francesco Liantonio, presidente del Consorzio Castel del Monte, ci parla con orgoglio degli oltre mille soci che rappresenta. “Oltre mille viticoltori e sedici cantine che operano in questo territorio, quasi un parco naturale, e  che si battono per una cultura di sostenibilita’”:
“Il nero di troia e’ pero’ anche un vitigno molto versatile”- ci fa notare – Francesco Domini – che da qualche tempo si occupa dei vini prodotti dall’azienda Cefalicchio. “Oltre ai vini rossi, infatti, il Nero di Troia ci regala  vini freschi come il nostro rosato che e’ l’unico Docg Nero di Troia addirittura da agricoltura biodinamica”.
Ma non si puo’ parlare di questo vino senza ricordare  che il suo ruolo e’ quello di ambasciatore della cucina del territorio. E cosi’ se nella versione rosato accompagna tutti i fantasiosi aperitivi a base di burratine, friselle, pomodorini secchi e  olive di Cerignola,  nella versione rosso trionfa con i primi. Un esempio?  la Chef Cinzia Piccarreta, de’ la Bottega dell’allegria a Corato, propone la pasta fatta in casa con il ragu’ di musciska, cioe’ pecora affumicata. Caterina De Palo con  suo figlio Vincenzo, dell’Angolo divino a Ruvo, sfida l’abbinamento con una millefoglie di pane di Altamura con filetto lardellato e verdure di campo. Per non parlare del tradizionale tegame di agnello con funghi cardoncelli e lampascioni  dello Chef della masseria Barbera a Minervino, Nicola Marino. E per finire, un Nero di Troia invecchiato sette anni per il dolce di Pietro Zito, del ristorante Antichi sapori di Montegrosso: la cartellata al vin cotto con spuma di fichi secchi e granella di mandorle. Un trionfo di sapori della murgia pugliese  che non a caso ha eletto il Nero di Troia come proprio ambasciatore nel mondo.

A cura di Lucia Buffo