STORIA E MITO DELL'ULIVO - Parte I

L’ulivo,  è stato considerato sacro da tutte le culture e civiltà che nei millenni hanno solcato e popolato il mediterraneo :fenici, ittiti, greci e romani prima ancora che alle grandi religioni monoteiste. Si è identificato con la stessa idea di mediterraneità contribuendo al benessere di tutte le terre ove è cresciuto ed ha proliferato, assumendo ovunque un valore altamente simbolico ed evocativo. L’ulivo ha rappresentato la pace e la purezza, la fecondità, la forza, la vittoria, la ricompensa e l’onore; un albero sacro emblema dell’ “uomo universale e della presenza divina tra gli uomini”


A tale ricchezza di significati si somma e si associa naturalmente anche quella del suo prezioso frutto: le olive e di conseguenza l’olio: “il salubre dell’oliva licor” per usare le parole di Omero nella traduzione di Ippolito Pindemonte. L’olio di oliva nel mondo antico era al centro di rilevanti interessi materiali e spirituali; le tre grandi religioni monoteistiche gli hanno assegnato, con ovvie differenze e sfumature, un ruolo molto importante attribuendogli non solo un corpo “liquido” ma anche una valenza spirituale, sino ad essere considerato anch’esso diretta espressione della presenza di Dio in terra e tra gli uomini. L’olio di oliva nella tradizione cristiana è considerato quasi come una discendenza diretta dall’Altissimo, simbolo della sua autorità e della sua potenza in quanto diretta emanazione dello Spirito Santo. II termine stesso Cristo significa appunto l’unto di Dio, e l’unzione divina prende il nome ed il corpo di olio crismale e della consacrazione, olio dei catecumeni nel battesimo ed olio dell’unzione degli infermi nel settimo sacramento. L’olio diviene anche “sigillo e caparra nei cuori dello Spirito Santo” usando le parole dell’Apostolo Paolo. Per gli Ebrei è simbolo dell’alleanza tra l’uomo e Dio, nonché uno degli elementi della celebrazione dell’Hannukkà, che commemora il trionfo del popolo ebraico sui dominatori greci; si identifica a volte con la stessa Gerusalemme; per i Musulmani invece l’olivo è uno dei simboli del paradiso degli eletti, è l’albero dal quale si emana la luce divina, l'albero cosmico per eccellenza, centro e pilastro del mondo, simboleggia l'Uomo universale, rimanda al Profeta e coincide con la luce di Dio. 
L’olio di oliva ha alimentato i lumi presenti nel tempio di Salomone, così come quelli nei templi egizi del dio Ra, e quelli all’interno delle chiese cristiane e delle moschee mussulmane; ha consacrato re, sacerdoti e credenti scandendo le tappe più importanti della vita umana. Andando a ritroso nel tempo numerosissimi sono i riferimenti all’ulivo che si possono trovare disseminati in tutti i testi sacri delle tre grandi religioni monoteistiche, Cristianesimo, Islam ed Ebraismo oltre che negli usi e riti religiosi. Il mito dell'olivo e dell'olio si incrocia spesso inevitabilmente durante la storia. Per il popolo ebraico fu Dio a concedere in dono ad Adamo, i tre semi che il figlio Seth mise tra le labbra paterne prima di seppellirlo e dai quali germogliarono il cedro, il cipresso e l'olivo. La prima citazione che si trova nella Bibbia, è all’interno della Genesi (8,11) che menziona l’albero di ulivo in occasione del diluvio universale, con la felicità di Noè che approdato sul monte Ararat, in Asia Minore, paese natale e culla delle prime colture di ulivo, dopo il deflusso delle acque accoglie la colomba rientrare con “la fronda novella d’ulivo nel becco”, quale segno di speranza e di pace, quale segnale che l’universo si era pacificato e la terra, da “fondo di diluvio”, era divenuta nuovamente superficie sotto il cielo. In realtà il segno di una così profonda importanza dell’ulivo nella tradizione cristiana è facilmente evincibile anche solo guardando al paragone con cui si associa all’immagine di Gesù Cristo che è  «l’olivo verdeggiante»  o «l'oliva beatissima, dalla quale era stato spremuto l'olio che aveva permesso all'umanità di liberarsi dai suoi peccati, così che l'olio di letizia equivaleva a non avere la macchia del peccato». Nel giardino del Getsemani l'umanità di Gesù, spremuta come oliva da olio, stillerà la sua essenza divina di figlio di Dio. In lui la terra darà il suo frutto (cf Sal 67,7).


Sin dall’antichità il ruolo ricoperto dall’ulivo è stato importante per l’umanità e si può facilmente notare quanto si spinga in là nel tempo la sua presenza. La domesticazione dell’ulivo selvatico sembra risalire alle popolazioni semito-camitiche che abitavano i rilievi a sud del Caucaso ed ad ovest degli altopiani dell’Iran ma secondo altre fonti sembra possa anche ricondursi alle popolazioni stanziate lungo le coste mediterranee palestinesi e siriano-libanesi. Una storia antica che scorre parallela a quella delle civiltà e dell’umanità che con essa si confonde. L’ulivo si propagò progressivamente nel Mediterraneo da oriente ad occidente seguendo un percorso scandito da più fasi. La prima fase corrisponde al periodo che va dal 5000 al 1400 a.C., culminando dopo il 2000 a.C. quando l’ulivo si propagò diffusamente in Siria, Palestina, Israele. A tale riguardo degni di nota sono gli studi di autorevoli esperti quali lo Spotorno, il Gallesio, il Piccone, il Bianchi, il Quaini che, in estrema sintesi, fanno risalire a circa 6000 anni prima di Cristo, la conoscenza dell’albero di ulivo come pianta originaria in queste terre, da cui poi partì la propagazione nel mediterraneo e nella penisola italica.
Le testimonianze storiche della presenza dell’ulivo ci permettono di affermarne l’esistenza e la diffusione ben duemila anni fa nella Babilonia del re Hammurabi ove si scolpiva in una stele di diorite il famoso codice delle leggi che del re prendeva il nome, nel quale era disciplinato il commercio dell’olio, unitamente alla regolamentazione di altri beni di primaria importanza. Ma l’olio era presente anche tra gli ideogrammi ritrovati sulle epigrafi ad Archanes, anch’essi risalenti al 2000 a.C circa, ove sono stati individuati accanto a quelli del vino e del grano anche gli ideogrammi dell’ulivo e dell’olio. Nel III millennio a.C. vi sono numerose  testimonianze della coltivazione dell’ulivo e dell’uso di olio, a Creta durante la florida civiltà minoica, celebre l’affresco con Toro e Ulivo nel palazzo di Cnosso, sebbene risalente solo al 1450 a.C. circa. Numerose tavole della cosiddetta stanza delle basi delle colonne a Cnosso, mostrano un vero e proprio libro di conti dell’amministrazione del palazzo riportante indicazioni con nomi di luoghi di produzione e destinazione di olio. La parola ulivo pare invece derivare proprio dal cretese “elalwa” e dal greco “elaia” confluito nel latino “oleum”


Le relazioni commerciali e l’applicazione delle tecniche affinate nel campo olivicolo indussero alla ricerca di nuovi territori da sfruttare interessando alcune aree nell’odierna Turchia meridionale, Cipro ed Egitto dove la leggenda fa risalire la scoperta dell’ulivo ad un dono agli uomini da parte di Iside, sposa di Osiride. Nella terra dei faraoni vi sono numerose testimonianze dell’importanza di questa pianta, che fece la sua comparsa solo agli inizi del XV secolo, tra cui alcuni bellissimi bassorilievi raffiguranti rami di ulivo scolpiti nel tempio di Ramsete II a Ermopoli ma presenti anche in altre tombe di importanti faraoni a Luxor e Tebe.

A cura di  Giovanni Resta