BIRRIFICIO SVEVO, IL PIONIERE PUGLIESE DELLA BIRRA ARTIGIANALE

Era la fine del millennio e a Bari un ragazzo, Vito Lisco, un po’ burbero e barbuto, passava la sua vita chiuso in un ufficio, monitor e tastiera, a tentare di mantenere la concentrazione su un programma informatico da realizzare. La scintilla birraria però lo aveva eccitato, e i suoi occhi non la nascondevano più, il suo sguardo si alzava dal monitor e i pensieri volavano nel mondo, in fantastici viaggi tra ale e porter, abbazie e lambic. Per riportarlo con i pensieri al lavoro, un cerbero ringhiava e mordeva, ma con dolcezza: Claudia era il suo capo, ma anche il suo cuore, esile ma elegante ed energica. Passare dalla scintilla alla fiamma è stato immediato. Vito lascia il lavoro e parte per le strade della birra, preferendo il Regno Unito per le sue prime esperienze, le sue approfondite conoscenze. Visita birrifici, assaggia, studia, e quando è a casa, si alza le maniche e produce birra in casa: diventa un homebrewer. I primi lusinghieri risultati lo convincono, l’idea è quella di realizzare un pubma anche di produrre la birra artigianale. L’idea nasce istantanea, la burocrazia la rallenta, ma due anni non scorrono invano. Un piccolo locale nella zona più intasata di Bari, in Via Castromediano, diventa il primo microbirrificio pugliese, Birrificio Svevo, davvero micro. Mentre Claudia continua a governare i suoi sottoposti informatici, Vito realizzare il suo sogno: inizia con una weizen. Da quel momento la sua attività si sdoppia tra produzione e commercializzazione, per farsi conoscere bisogna trottare: incontri, presentazioni, serate, ma la semina porta raccolto anche se molto lentamente. Michele Lopez del Noi e Voi di Bari (poi diventato Joyce) è stato il primo cliente. Nascono una per volta, dopo tante prove ed esperimenti, le etichette che consolidano l’immagine e la qualità, la Germana, la Barbarossa sono le prime, mentre a fine 2006 nascono la Fortemalto e la Imperium che a Milano viene premiata al Festival delle Birre Artigianali nel 2007. Il 2010 è il momento della Bianca Sveva e successivamente la Falitia con farro e lenticchie di Castelluccio di Norcia e poi la Stupor Mundi. Intanto Claudia raggiunge Vito nella sua avventura birraria e i ruoli si ribaltano, lui capo lei subalterna, sarà vero? L’azienda cresce e si trasferisce a Modugno. La nuova sfida di Vito, con tono sornione come il suo gattone nero, è di consolidare la produzione attuale e affermare la Claudette, una birra particolarissima che intreccia la tecnica tradizionale con la tecnica delle birre lambic. Il primo tentativo è stato accantonato, non soddisfava le aspettative di Vito, Dopo alcuni mesi, Claudia ritrova queste bottiglie e prima di disfarsene pensa bene di farne un assaggio: stupita chiama Vito che veleggiava per lidi commerciali, decantandone i caratteri. E’ un coupe de coeur, è il 2008 e questa birra, veramente straordinaria, viene dedicata alla scopritrice, a Claudia. Ho avuto la fortuna di poterne assaggiare sia del 2008 che del 2010, e vi garantisco che il ricordo accarezza anche il mio cuore. 

 

A cura di Enzo Scivetti